domenica, 04 maggio 2008


No labels, please (anche questo é gay pride)



Certi paesi delle colline umbre sono teste coronate. Li vedi da lontano, vedi le mura e le torri e subito immagini un re con la sua corona, con lo sguardo nobile e fiero a proteggere i suoi possedimenti ed i suoi sudditi, imponente, autorevole ma anche benevolo, compiacente. Così sicuro della sua forza da permettersi un’estrema dolcezza. Così mi sono sembrati, tornando dalla gita domenicale, Campello, Trevi, Spello, Assisi. Una strada che ho percorso mille volte ma che oggi, non so perché, mi è sembrata diversa, quasi come se la stessi percorrendo per la prima volta. Forse perché oggi, per la prima volta, ho sentito che anche qui é arrivata primavera, nonostante il vento frizzantino e dispettoso. Il mercato dei fiori era bellissimo, ai piedi del monastero dei santi Felice e Mauro, un po’ più avanti del paese di Sant’Anatolia di Narco, porta della Valnerina per chi viene da Spoleto. Appena varcato l’ingresso del giardino, l’occhio è stato sopraffatto dai mille colori dei fiori e il naso inebriato dal loro profumo. Specialmente dal profumo di rose. Un mare di rose. Il mio compagno ama molto le rose antiche, in special modo quelle inglesi ma anche il pelargonium cattura la sua attenzione tant’è che il nostro giardino oggi s’è arricchito di tre nuovi esemplari della specie (confermo pubblicamente: da domani anch’io mi occuperò del giardino, promesso). C’erano cani  che correvano e bambini che l’inseguivano e gente sorridente e sole e vento e cielo azzurro, i fiori e le piante officinali, la canapa tessuta a mano e le tisane profumate di bosco, campanelle da far suonare al vento e il fiume trasparente che scorreva poco lontano. Ma soprattutto c’erano gli occhi illuminati di cielo del mio compagno, il suo sorriso pieno di gioia mentre teneva in braccio il nipote che già cammina ma che ogni tanto vuole assolutamente scalare lo zio Bbrerto (ma anche lo zio Tefno ha avuto un suo piccolo successo!), c’erano gli amici, c’era la mia storia, c’era la mia vita. Che oggi ho amato, per un giorno in più ancora, orgoglioso di essere la persona che sono, senza etichette.
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Steve Walker

The Eyes Of A Child

2000

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mercoledì, 16 aprile 2008


Notre Dame de la Garde



Notre Dame de la Garde di fronte e sopra il vecchio porto, a guardare più dentro che fuori, a pregare nelle lingue di chi spera, simulacri di barche appesi al soffitto e nomi sulle piastrelle del muro, nomi rossi sul marmo e ancora nomi donati alla grazia della signora dei mari e il mare fuori, nella Provenza fatta a fette dal vento, mare di spume alte senza nessun profumo ché il mare oggi è ancora d’inverno e non primavera, Marsiglia che veglia sul golfo, vecchio ventre che accoglie i sud del mondo in disperato tentativo di atea giustizia, seni di casbah e lavanda, il pesce sul ghiaccio a vendere e la carne appesa al suo odore accanto al clochard seminudo che sputa e s’incazza coi cappelli a veletta della vetrina del centro, Marsiglia all’uscita della metro, intrisa di croissant e saponi nel mattino salutista dei jogger e al tramonto stuprata dai mitra militari a bloccare la rabbia, forse a venire, della banlieue che mai dorme, città trasmutata, trasfigurata dal buio e dalla luce, porto d’anime senza più il suo caronte, accecata dal mistral che impazzisce lento e rovescia i tavoli dei bistrot e qualche mia più profonda certezza. E Nostra Signora della Guardia, in cima alla scalinata, a guardare ad occhi chiusi, il nostro mondo alla deriva.
Marseille, 12 04 08
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NDdLG/BW
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Selfportrait
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2008
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venerdì, 28 marzo 2008


'74 - '75



C’è stato un tempo ed era quello il tempo, lo sappiamo entrambi. La notte delle stelle con la schiena sul muretto ancora caldo del giorno appena passato, la vertigine dell’infinito nel provare a contarle, lo specchio rotto all'angolo della strada ed io il migliore nella mira, le pannocchie rubate, le ginocchia sbucciate, le ferite solo ora rimarginate dai loro litigi urlati per tutta la notte e la mia vita davanti da sognare e costruire, un pieno a perdere in cui credere o da sacrificare, come il collo del gallo che tenevo stretto perché fosse scannato ed il sangue cotto e mangiato come in un rito africano, i miei piedi nel fango che faceva solletico, la mia faccia schiacciata sul masso dopo la caduta dall’alto e da lì le vertigini e i miei cinque cani più uno, venceslao che diceva messa più bello del crocefisso alle sue spalle e la comunione era come immaginare la sua pelle, le lasagne della domenica strabordanti di sugo al ragù ed io sempre più affamato d’amore da chiunque potesse inventarlo, la capanna costruita con l’eternit dove invecchiavano i pomeriggi tra i muscoli di big jim e parco della vittoria comprata a due lire, e poi le partite a subbuteo e i soldatini di piombo e attento a non rovesciare il chinotto, la voce diventata stridente e il non poter più cantare nel coro, il primo pelo sul labbro e non solo, la voglia di baciare i miei due compagni di banco, lei, lui e poi ancora lei e poi di nuovo lui e poi non capirci più niente ma andava bene così, i pugni in faccia all'uscita di scuola e il primo vinile comprato di certi pink floyd, le partite di tennis fino a che il sole non andava giù, il vietnam appena finito e la coppa davis cilena vinta di lì a poco a venire sulla terra rossa del sangue dei desaparecidos. 74, 75. Avevo undici, dodici anni. Non ero più un bambino, non ero ancora un adolescente, non ero ancora niente. Ma era quello il tempo. In cui qualcuno avrebbe dovuto prendermi per mano e insegnarmi ad arrivare sin qui senza troppe ferite e poche croci sul cuore. Ma la vita ha preso altre strade. La musica continua a suonare e una lacrima, una sola, si é appena seccata sulla mia guancia sinistra ma non ho capito se è scesa giù per nostalgia, per amore o per gioia. La nostalgia del tempo che é andato, l’amore per il bambino che sono stato o la gioia di essere sopravvissuto a me stesso. Ed allora stanotte mi prenderò per mano e mi accompagnerò sin qui con passo sicuro e poi oltre. Altrove.

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giovedì, 20 marzo 2008


Martina e le violacciocche



a mia nipote Martina
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Ieri sera le violacciocche nel vaso grande del patio quasi che stordivano con il loro profumo intenso. Ed annusando avidamente, per un infinito istante, la bellezza dell’esistere ho pensato a Martina che oggi ha solo due giorni e a quel sorriso che le illuminerà il volto quando, tra qualche anno – sarà quasi Pasqua allora – correndo sui prati di marzo, sentirà lo stesso profumo. Come non vedere che tutto quello che ci circonda è un miracolo, che la vita stessa è miracolo? Un meraviglioso prodotto del caos, così perfetto da sembrare pensato, un’equazione a colori, dalle geometrie profumate e dolci, fluente come i numeri pari, misterioso come un numero primo. E i frattali caotici che reggono l’universo non sono altro che il respiro di una bimba appena nata. Guardo il cielo e vedo l’alfa e l’omega che si rincorrono dietro a una nuvola, prima di sparire al pensiero, storditi dal profumo delle violacciocche, così forte da cancellare tutto il dolore del mondo.

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venerdì, 14 marzo 2008


A Winter Sunset



Fa buio presto a Sheffield. E fa ancora freddo. La città nuova cresce dentro la vecchia e le due anime convivono. Cammino lungo il Fargate mentre i negozi stanno già per chiudere ma il mio cappotto non riesce a frenare il vento che scende dai sette colli e aggroviglia i capelli ed i pensieri. Ho urgenza di fabbricare un ricordo e Chapel Walk mi sembra la strada migliore per farlo. La mancanza di te mi fa sentire ancora più freddo, come i cristalli di acqua gelata che a Manchester mi hanno accolto, due giorni prima, appena sceso dall'aereo. Fa freddo qui ma sento nella gente un cuore più caldo. Cammino per le strade di una nazione dove, se volessimo, potrei anche sposarti. Fa buio presto a Sheffield. Ma l'Italia é un luogo ancora più buio. Solo che lì c'é il tuo sorriso ad aspettarmi.

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martedì, 04 marzo 2008


Zefiro, acqua



Io sono ciò che ho vissuto, la terra che mi ha generato. Ho piantato radici che ho poi amputato, ho radicato affetti nati in un soffio di vento. Io sono ciò che ho respirato. Guardami. Io sono l’uomo dopo il diluvio, il sopravvissuto. Non ho paura dell’acqua né della montagna che sfida il cielo. Sono colui che torna sui passi futuri a segnare il sentiero tracciato in un altrove a venire. Io sono l’inizio.
 

 

Steve Walker

Zephyr

1998

 

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giovedì, 21 febbraio 2008


Pomeriggio romano (noi siamo ciò che incontriamo)



Nella mia vita ho incontrato persone, poche, cento, mille, molte, persone con le quali la mia vita ha avuto un contatto, durato un secondo o solo un giorno oppure anni, persone con le quali ho incrociato lo sguardo, alcune con le quali ho condiviso un’esperienza, altre con le quali ho percorso molti passi di questa vita.
Proprio oggi pomeriggio, passeggiando per le strade di Roma, stavo riflettendo sul nesso di causalità (o di casualità) presente negli incontri che ognuno di noi ha nella propria vita. E sono arrivato alla conclusione che ogni incontro, per quanto casuale, fugace, voluto, o qualsiasi altro aggettivo io possa affiancargli, seguendo il paradosso che vuole come possibile lo scatenarsi di un uragano all’altro capo del mondo se proprio qui, adesso, batte le proprie ali una farfalla, che ogni incontro, dicevo, ha modificato la mia vita perché attraverso l’avverarsi di quel fato o di quel destino, i miei sensi ed il mio pensiero hanno modificato la mia percezione del mondo e, assieme alla percezione, il mondo stesso che è pura percezione fatta sostanza.
Ecco, a me piacerebbe, insieme e a fianco di tutti coloro che sono entrati nella mia vita e che in un modo o nell'altro l'anno cambiata, a partire da chi la vita me l’ha generosamente donata sino all’anziano barbone che oggi pomeriggio, in un italiano stentato ma con perfetto accento francese, mi cedeva il passo di fronte alla porta della toilette di un bar romano, sorridendo senza più denti ma con la fronte ancora dignitosa, a me piacerebbe camminare lungo la più lunga spiaggia del mondo, in una catena di mani strette ai cuori e agli occhi e ai respiri, sentendo il mare che accarezza i piedi e sale poi sino alle ginocchia, immergerci nell’acqua trasparente sino ai fianchi e godere del sole e dell’orizzonte adamantino, in una danza senza fine, di gioia e serenità, al suono di tamburi e dinanzi ai fuochi, rappresentando ognuno una piccola scintilla vitale, una piccola ma indispensabile cellula di quel capolavoro del fato che è la Vita.
Cosicché quando la Danza dovrà necessariamente finire, se avremo amato ogni istante che abbiamo vissuto, sia quello che ci ha fatto volare così come quello che ci ha fatto gridare, ecco, nulla, nulla sarà mai stato invano.
 
 
 
 
 
 
 
Michael Breyette

Pensive Sky

2007

 

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mercoledì, 06 febbraio 2008


Accordo armonico



(piccolo quadro familiare mentre il mio compagno suona il pianoforte ed io leggo le notizie del giorno)
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Oltre il tempo che è stato, nel luogo dove ho accompagnato il cuore, c’è un girasole che sboccia e la sua anima si schiude nel nome e nel destino del fiore; e poco più in là, di sottofondo alla vita e dentro le vene, sento la musica scorrere, fluire e nel tempo segnare carezze e virgole nell’aria, con sfumature di profumate viole e fresie bianche e gialle e lingue di cani a rincorrere primavera che verrà.
Così, piego il giornale sulle ginocchia e dalla poltrona obliqua guardo il tuo profilo in controluce, le tue mani che accarezzano i tasti. So per certo che tra poco suonerai qualcos’altro (con Mozart non resisti mai molto) ed allora sorrido e in silenzio continuo ad amarti e all’improvviso, come un ricordo perduto che torna prepotente a stupire, penso che sì, è proprio bella la vita, ora che nella vita mi sento finalmente a casa.
Riprendo a leggere e tu sei già al ritornello. Il girasole porterà primavera.
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 Steve Walker

Green Green Grass of Another Home

1998

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martedì, 15 gennaio 2008


Risvegli



Primo risveglio

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Ed infine, come per incantamento
la luce
in sciabolate e spirali d'aria
sveste d'ogni paura
la notte
che nuda
così s'apre
al giorno nuovo
e schiude in rivoli vivificati e puri
la marea del vivere al battere del cuore.

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Secondo risveglio

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E' freddo, stamattina. L'aria pungente mette in riga i pensieri. Ho odiato il freddo per troppi anni, per tutto il tempo che il ghiaccio mi ha stretto il cuore nelle sue tenaglie. Ora mi sono liberato da ogni morsa e adoro persino il fiato dei mattini invernali che il giorno nuovo mi soffia repentinamente in faccia quando, appena sveglio, apro le persiane e l'odore della notte lascia d'un colpo camera mia, sostituito prontamente dall'aroma frizzante del caffé.

Svegliarsi é come fare il bucato al cervello.

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Terzo risveglio

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Stepa
Morning Awakening
 
2007
(selfportait)
 
pennello a secco simulato
da Photoshop® Works #0708_001a

 

 

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giovedì, 27 dicembre 2007


2008



Un anno é passato. Un altro sta arrivando e passerà. Il tempo non porterà che saggezza. La mia vita scorre serena, accanto all'uomo che amo. Lontane le nuvole della vita che é andata, ora il cielo sembra più vicino, l'azzurro più profondo. Lungo le rive del lago oggi ci siamo scaldati ad un tiepido sole ed ho sentito il ciclo dell'esistere rinascere dentro e fuori l'anima. Ora voglio solo godermi un po' di felicità, semplice, naturale. La stessa che auguro a tutti voi.

Buon 2008.

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Steve Walker
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Family By Water
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2003
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