martedì, 19 maggio 2009


Excipit



Del resto, tutto quello che ormai lo interessava al mondo era lì davanti a lui. Guardò il suo compagno avviarsi al pianoforte (avrebbe sicuramente suonato Chopin o forse Sakamoto), vide Amy la gatta ancheggiare lentamente e poi fermarsi, indecisa se farsi le unghie sul tappeto persiano o su quello verdeacido di Ikea ed infine lanciò uno sguardo fugace allo specchio, tanto per avere conferma dell’efficacia della nuova dieta. Avrebbe dovuto far presto: da lì a un’ora sarebbero stati ospiti dagli amici di sempre. Aprì per l’ultima volta la scatola viola delle vecchie foto (le vite precedenti o, come le chiamava lui, le vite a perdere) e la portò fuori in giardino, la cosparse d'alcol e l'accese con l’ultimo cerino rimasto in casa da quando aveva smesso di fumare. Rientrando in casa sorrise sovrappensiero, passando davanti alla generosa fioritura dell’Archiduc Joseph.




My Family

(Bob, Amy & Me with Flowers)

2009

 



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lunedì, 04 maggio 2009


2009/05/03 (kite's still flying)



Oggi ho fatto volare l’aquilone. Per la prima volta nella mia vita. E stasera ho il naso rosso per il troppo sole. Oggi ho volato insieme al mio aquilone. Su nel cielo e ancora più in alto, prendendoti per mano e portandoti con me, lassù, a vedere dall’alto la gioia di fare le cose mai fatte, cambiando gli schemi del sentirsi felici, per un giorno, un’ora o persempre. Sento ancora sulla pelle tutto il vento del giorno, negli occhi ancora il verde dei prati, nel cuore il tuo sguardo sereno in mezzo ad altri mille aquiloni, alle risate dei bambini, alle parole degli amici. Perché la felicità si nasconde anche in un soffio di vento.
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giovedì, 30 aprile 2009


Gimnopedia n.1



Danzerò con te questo valzer lento, danzerò con te nel vento e nel tempo lieve, come sabbia, come foglia nel soffio di cielo di un pomeriggio d’azzurra primavera. Danzerò con te e saremo, io e te, le note dell’aria, i sorrisi delle foglie appena nate, le traiettorie delle rondini appena arrivate, il vino appena versato, le rose adesso sbocciate…

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sabato, 11 aprile 2009


Malinconie



Nel pomeriggio ero solito leggere di fronte alla finestra del soggiorno, l’aria tiepida della primavera pervadeva ogni angolo della mente, ogni speranza e i giovani Finzi-Contini continuavano, ancora ignari della morte, a giocare a tennis nel Barchetto del Duca.
Il futuro non era mai stato così possibile, così violabile. Ne avevo le chiavi, la mia giovinezza. Di lì a poco sarebbero cominciate le vacanza estive e il mio cane immaginava già corse di lingue a rincorrere biciclette. Avevo quattordici anni ed Atlantide splendeva ancora di oricalco. Sulla scrivania poco distante il vecchio dizionario Rocci, già debitamente rilegato, avrebbe aspettato ancora qualche mese prima di essere sfiorato per la prima volta dalla mia matita. Fuori dalla finestra i grappoli di glicine ondeggiavano lenti al Kyrie di Giovanni da Palestrina. Mia madre era bella e mio padre era più giovane di quanto ora sia io.
Di tutto questo, da lì a poco, la vita ne avrebbe fatto solo ricordi.
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martedì, 07 aprile 2009


Fiesta



La fiesta era proprio cominciata. Sarebbe durata, giorno e notte, per una settimana. Sarebbero continuate le danze, sarebbe continuato il bere, non sarebbe cessato il rumore. Le cose che accaddero potevano accadere solo durante una fiesta. Alla fine tutto divenne irreale e sembrava che niente potesse avere conseguenze. Sembrava fuori luogo pensare alle conseguenze durante la fiesta. Per tutta la sua durata, avevi la sensazione, anche nei momenti di silenzio, di dover sempre urlare per farti udire. Era la stessa sensazione che provi durante un combattimento. Era una fiesta, e durò sette giorni.

Ernest Hemingway

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